Fin dal primo ascolto, avrei giurato che questo disco fosse stato registrato da una qualche band semisconosciuta d’oltreoceano. Tali erano la credibilità della voce principale, delle sonorità cupe e profonde e la solidità del disco intero. Ha la compattezza del concept-album più riuscito, tuttavia (e, forse, fortunatamente) senza esserlo. A parte questo, stiamo parlando di un album che trasuda pathos e passione, registrato in modo impeccabile, ma non solo da un punto di vista tecnico. Sono le canzoni a parlarti, direttamente. A comunicarti qualcosa di indefinibile, di inafferrabile, ma non per questo meno denso e significativo. L’accostamento con sound americani non è casuale: tanto la voce come alcune delle melodie richiamano senza dubbio quel sud segreto evocato dagli 16 Horsepower di David Eugene Edwards. Ascoltare ‘Dixie Gipsy, Babe’, il brano iniziale o, ancora e soprattutto, ‘Heather’. Allo stesso tempo, la cavernosità di alcuni timbri ricorda quel nume tutelare che è Mark Lanegan, come in ‘Blowin’ Horns In Heaven’. Ma i pur lusinghieri paragoni finiscono qui. Per il resto, abbiamo tra le mani un prodotto essenziale ma ricco, classico ma personale e originale, che non sfigurerebbe accanto a lavori realizzati da nomi ben più blasonati. A sancire la riuscita di quest’album è la spinta decisiva data da un pezzo indimenticabile come ‘Crazy To The Bone’: ballata solo piano e voci, classica quanto si vuole ma suonata con intensità e convincimento rari, che in tanti spererebbero di imitare. Ebbene, a realizzare cotanto lavoro è un trio di ragazzi italiani sulla trentina, con all’attivo già due dischi a nome Black Eyed Dog: Fabio Parrinello (voce, piano, casio, sk1, mandobird), Alessandro Falzone (batteria, chitarre, percussioni) e Anna Balestrieri (chitarra, piano, voce, cigar box). L’album regge benissimo anche la prova del tempo: ascolto dopo ascolto, l’interesse non si affievolisce, anzi. Memorabile. [****1/2]
Eugenio Zazzara

