Tanta, piccola storia italiana in questo disco. E tanta carne al fuoco. Si va dai gocciolii sognanti di chitarra di ‘These Fields Of Gray’ alla Barrett (che poi sfociano in un epilogo più duro e distorto) al ritmo tribale e teso di ‘Wash’, alla marcetta tex-mex di ‘The Man With A Hole In His Heart’, che diventa con nonchalance un numero jazzy ed esotico in stile Santana dei bei tempi, fino allo spensierato e disimpegnato commiato di ‘More Than Alive’. L’amalgama è tutto, ovviamente, a base di pura psichedelia, creata a partire dalla semplice triade chitarra-basso-batteria, con il caro effetto fuzz e l’aggiunta più che occasionale e preziosa di fiati e tastiere. Tutto rigorosamente e orgogliosamente vintage, dagli strumenti fino ai microfoni. Il responsabile di cotanto nostalgico guazzabuglio è Paolo Mioni, già chitarrista per i Jennifer Gentle, forse tra le più note formazioni psichedeliche della penisola. Sulle prime, la qualità a tratti piuttosto low-fi delle registrazioni può lasciare perplessi, ma una volta fatto l’orecchio i brani emergono in tutta la loro varietà. Perché l’album alterna composizioni diversissime tra di loro, ma sempre filtrate attraverso le valvole vissute e polverose della strumentazione d’epoca, e quindi il risultato è di una certa omogeneità complessiva. Un disco caldo e rock ‘n roll, nelle sue varie sfumature. [****]
Eugenio Zazzara

